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Numerosi sono i resti monumentali che Bolsena custodisce. Della città etrusco-romana di Volsinii conserva l’importante cinta muraria, alcuni edifici di culto e l’anfiteatro del Mercatello che delimita verso il nord l’antica Volsinii. Gli scavi archeologici hanno riportato alla luce la zona del foro circondato da botteghe e da una grande Basilica, insieme a sontuose abitazioni private con pregevoli affreschi e complessi pavimenti a mosaico. Sui colli circostanti si sviluppano varie necropoli costituite da tombe a camera e a fossa, databili tra il III sec. a. C. e il IV sec. d. C.

Il Medioevo è segnalato dalla possente mole del castello Monaldeschi che ha origini antiche databili tra il XII e XIV sec. come tutte le roccaforti lungo le grandi arterie di comunicazione. Nato come presidio longobardo per le guarnigioni a difesa del territorio, i Monaldeschi lo acquisirono e abbellirono durante il loro periodo di signoria. Attualmente accoglie il Museo Territoriale del lago di Bolsena , dove si possono ammirare alcuni reperti archeologici di grande interesse e dei pannelli didattici che ricostruiscono la storia del lago e delle diverse civiltà che si sono affacciate sulle sue rive. Il monumento più celebre di Bolsena è la Collegiata di S. Cristina, le cui forme attuali si riferiscono, in gran parte, agli interventi tardo quattrocenteschi favoriti dal card. Giovanni de’ Medici. L’edificio presenta l’originalità di accorpare quattro chiese di epoche diverse. La parte più antica è quella ricavata dal taglio della rupe tufacea per far posto ad un primitivo Oratorio intorno al sepolcro di S. Cristina.

L’ambiente, poco più di una grotta, fu testimone nel 1263 del miracolo del Corpus Domini. La festa del Corpus Domini istituita da papa Urbano IV viene ogni anno ricordata con una solenne processione che si snoda per le vie della città, le cui strade sono ornate da un tappeto ininterrotto di infiorate artistiche che richiamano turisti e pellegrini. Non meno importante è la Festa di S. Cristina, martire cristiana e patrona della città. Ogni anno il 23 e il 24 luglio nelle principali piazze di Bolsena su dei palchi di legno, i martiri subiti dalla santa vengono rievocati con la rappresentazione dei MISTERI , quadri plastici viventi .

Tra gli altri monumenti si fanno notare il palazzo del Drago di stile rinascimentale, la chiesa di San Francesco, il Santuario della Madonna del Giglio ( seconda metà del Cinquecento ). Il lago di Bolsena dalle trasparenti acque, risultato della mancanza di inquinamento, è il maggiore d‘Europa fra quelli di origine vulcanica e la pesca costituisce l’attività economica preminente, grazie alla varietà di specie ittiche. Il coregone è il pesce più diffuso nelle acque del lago; non vanno però dimenticate le anguille, ricordate da Dante nel Purgatorio per l’ingordigia di Papa Martino IV che le annegava nella vernaccia. Le colline circostanti sono in parte rigogliose di colture agricole ( viti , olivi, patate , legumi e foraggi ) ed in parte ricoperte di boschi. Il turismo è l’attività principale e la città offre strutture ben organizzate che ne fanno una delle località dell’Alta Tuscia più ambite.

La principale civiltà dell’età del ferro della Penisola, quella cosiddetta “villanoviana”, dette origine verso la fine dell’VIII sec. a.C. alla civiltà etrusca, documentata soprattutto nell’area compresa tra il Tevere, l’Arno e la costa tirrenica, con presenze rilevanti anche in Emilia Romagna e nel Salernitano. La trasformazione dei Villanoviani in Etruschi avvenne grazie al contatto con i coloni greci che, a partire dalla metà dell’VIII a.C. , avevano cominciato ad occupare le zone costiere dell’Italia meridionale, allo scopo di procurarsi le materie prime di cui avevano assoluto bisogno (soprattutto il ferro) e che si trovavano in abbondanza in Etruria. Con queste materie prime i Greci scambiavano soprattutto i loro prodotti artigianali, costituiti in massima parte dalle ceramiche. Questi coloni insegnarono anche ai loro partners commerciali l’uso dell’alfabeto: la lingua etrusca, infatti, si può leggere agevolmente, essendo scritta con lettere assai simili alle nostre, mentre risulta di difficile interpretazione in quanto non è una lingua indoeuropea e, quindi, non è paragonabile a nessuna delle altre lingue italiche note, come il latino, l’umbro ed il venetico.

La Nazione etrusca era articolata in una serie di città – stato, dotate di autonomia amministrativa e di un proprio territorio; queste città erano riunite in una lega federale che annualmente riuniva i propri rappresentante presso il Fanum Voltumnae, il santuario localizzabile nelle vicinanze di Velzna, l ’attuale Orvieto. L’espansione romana non risparmiò neanche l’Etruria: iniziò nel 396 a.C. con la conquista di Veio e si concluse nel 264 a.C. con la distruzione di Velzna, l’ultima città indipendente. Anche la zona del lago di Bolsena fu densamente popolata nel periodo etrusco. Faceva parte del territorio volsiniese, di cui costituiva il limite occidentale, posto al confine con i distretti di Tarquinia e di Vulci il principale abitato etrusco affacciato sulle acque fu Bisenzio, arroccato su di un’alta rupe a controllo di vaste aree pianeggianti. Già abitato nell’età del bronzo finale, nel corso dei secoli IX e VIII a.C. estese la propria influenza lungo tutto il versante occidentale delle sponde lacustri, decadendo poi rapidamente nel corso del VII sec. a.C. , con il volgere del secolo, in coincidenza con l’affermazione del vicino abitato volsiniese della Civita di Grotte di Castro.

Bisenzio continuò a sopravvivere come un centro di scarsa importanza nel VI e V sec. a. C., rimase quindi deserto nei due secoli successivi per poi risorgere in epoca romana, quando divenne municipium inscritto nella tribù Sabatina. Al territorio di Bisenzio dovevano probabilmente appartenere gli insediamenti minori di Poggio Evangelista e di Monte Becco, situati anch’essi su alture dotate di buone difese naturali, lungo il percorso di un’importante arteria stradale che metteva in comunicazione Velzna con Vulci. Sulla sponda opposta troviamo invece, una linea di insediamenti di carattere strategico e difensivo, con il compito di vegliare sul confine occidentale del territorio volsiniese. Facevano parte di questo sistema gli abitanti della Rocca di Montefiascone, della Civita d’Arlena, i modesti insediamenti arcaici sorti a Bolsena (sullo stesso sperone tufaceo che nel medioevo occuperà il quartiere del Castello) e a Barano, fino a giungere al grande stanziamento della Civita di Grotte di Castro, esteso per più di 20 ettari e circondato da un complesso sistema di necropoli, dove si incontrano anche tombe a camera dipinte.

Una sicura presenza etrusca l’abbiamo anche sulle due isole rocciose che completano il patrimonio ambientale del lago. Sull’isola Bisentina furono scoperte agli inizi del nostro secolo alcune sepolture a fossa databili in epoca arcaica ( VI sec. a.C.), mentre le acque antistanti all’isola Martana hanno di recente restituito un cippo funerario con iscrizione etrusca.

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